La battaglia di Lissa – recensione Gazzettino

Un libro di Ettore Beggiato ricostruisce la storia della sconfitta navale come l'ultima vittoria della Serenissima" Lissa, i veneziani contro gli italiani Alvise Fontanella – Il Gazzettino lunedì 16 luglio 2012 Sui banchi di scuola la si studia ancora come la sconfitta di Lissa: la battaglia navale del 20 Luglio 1866 nella quale la flotta italiana fu sopraffatta da quella austriaca Ecco perché il nuovo libro di Ettore Beggiato, storico autonomista Veneto, dovrebbe essere adottato nelle scuole come antidoto alle "bugie" sul Risorgimento che i testi scolastici continuano imperterriti a raccontare In Lissa, l'ultima vittoria della Serenissima", edito da II Cerchio (€15, con prefazione di Eva Klotz) Beggiato racconta, documenti alla mano, tutta un'altra storia. Racconta che la flotta che tanto valorosamente si battè per i colori d'Asburgo, si chiamava in realtà, fino a pochi anni prima, Imperial Regia Veneta Manna, ed era costituita da equipaggi Veneti e dalmati. L'Austria non aveva grandi tradizioni marinare: la sua Marina militare, nel 1866, era quella veneziana, che fino alla caduta della Serenissima restò la flotta più potente del Mediterraneo. La Marina austriaca era e se ne sentiva orgogliosamente l'erede: a bordo delle navi di Kaiser Franz Joseph, tutti parlavano Veneto e ì comandi venivano impartiti in Veneto, allora lingua franca in tutta la costa adriatica. Il contrammiraglio Guglielmo von Teghetthoff, che guidava la flotta, aveva studiato a Venezia l'arte di comandare una nave, e parlava correntemente il veneziano. Le migliaia di Veneti e dalmati imbarcati sulle navi che inalberavano la bandiera asburgica erano leali all'Imperatore Francesco Giuseppe, e si batterono come leoni contro le più moderne navi italiane. “Uomini di ferro su navi di legno hanno sconfitto uomini di legno su navi di ferro” fu il telegramma inviato a Vienna da von Teghetthoff dopo la vittoria. “Démoghe dosso” comandò il contrammiraglio, dirigendo l'ammiraglia austriaca Ferdinand Max contro la sabauda Re d'Italia, e quando l'ammiraglia italiana affondò, sul ponte di comando della Ferdinand Max si levò l'antico grido dì vittoria, tante volte risuonato sui legni della Serenissima: «Viva San Marco!». Beggiato è riuscito a documentare persino i nomi dei marinai premiati dagli Asburgo con medaglie al valore per l'eroico comportamento nel combattimento contro la flotta italiana: medaglia d'oro a Thomas Penso, di Chioggia, e a Vinzens Vianello, detto Gratton di Pellestrina. E poi medaglie d'argento di prima classe: Anton Andreatini, di Venezia, Thomas Penzo detto Occhiai di Chioggia, Anton Moderasso di Padova, Paul Pregnolato di Rovigo, Pietro Ghezzo di Malamocco, Marco Dal Prà di Venezia. E via coi cognomi: Filipputti, Varagnolo, Vidal, Scarpa, Busetto, Donaggio, Nordio, Benetti, Boscolo, Sfrizo... Un popolo sterminato di bravi marinai Veneti ha combattuto valorosamente per l'Imperatore d'Austria, contro l'Italia che premeva ai confini. Dal libro di Beggiato emerge tutto un altro Risorgimento, con la conquista sabauda, l'annessione forzosa, la farsa dei plebisciti. Ed escono due piccole storie esemplari: dopo la vittoria, il contrammiraglio von Teghetthof brindò con i suoi ufficiali e marinai tirando fuori pregiate bottiglie dalla cantina di bordo della nave ammiraglia. E dovette ripagarle di tasca propria: l'inflessibile amministrazione asburgica gli mandò il conto, bottiglia per bottiglia. Di tutt'altra caratura la storia del monumento ai Caduti di Lissa, fatto realizzare dall'amministrazione austriaca l'anno dopo la vittoria, per onorare le vittime, in grandissima parte venete e e dalmate. «Ai gloriosi Caduti per l'Imperatore e per l'Austria», sta scritto sulla lapide. Oggi il monumento si trova, chissà perché, a Livorno. E nella lapide, che onora i vene