Statuto speciale del Veneto

Statuto speciale del Veneto PROPOSTA DI LEGGE PRESENTATA IL 20 LUGLIO 1988 – QUARTA LEGISLATURA RIPRESENTATA IL 18 GIUGNO 1990 – QUINTA LEGISLATURA d'iniziativa del Consigliere ETTORE BEGGIATO STATUTO SPECIALE DELLA REGIONE AUTONOMA DEL VENETO R e l a z i o n e La rivendicazione principale dell'area autonomista e federalista veneta e dell'Union del Popolo Veneto è stata, a partire dalla fine degli anni '70, e continua ad essere l'istituzione della Regione Autonoma del Veneto a Statuto speciale. L'ordinamento costituzionale ha infatti sancito la suddivisione in cittadini di serie A (residenti nelle 5 Regioni a statuto speciale Valle d'Aosta, Trentino-Sud Tirolo, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna dotate di notevole autonomia politica, amministrativa e finanziaria) e cittadini di serie B (tutti gli altri); in particolare il Veneto risulta notevolmente penalizzato da tale assurda e anacronistica divisione in quanto l'unica Regione compresa e compressa fra 2 Regioni a statuto speciale (Trentino-Sud Tirolo e Friuli-Venezia Giulia). I punti più significativi di questo Statuto speciale (ciò che chiediamo è già stato previsto in qualche Statuto speciale e recepito come legge dello Stato) sono: a) allargamento delle competenze regionali tramite l'inserimento della potestà legislativa esclusiva (vedi articolo n. 4) che attualmente non viene riconosciuta al Veneto; b) uffici statali: concorsi riservati ai residenti al fine di superare l'attuale sistema che penalizza sistematicamente i Veneti; c) tasse: i sette decimi delle tasse pagate nel Veneto vanno attribuiti alla Regione; i rimanenti tre decimi vanno attribuiti allo Stato per le funzioni che gli sono proprie e per la costituzione di un fondo di solidarietà verso altre regioni; d) progressiva regionalizzazione della Magistratura; e) autonomia impositiva della Regione (da attuarsi di pari passo con la riduzione delle imposte statali); f) tutela e valorizzazione della lingua e della cultura veneta e delle altre comunità etniche storicamente presenti nel Veneto; g) partecipazione del Presidente della Giunta alle sedute del Consiglio dei Ministri con diritto di voto nelle materie che interessano il Veneto; h) i segretari comunali passano alle dipendenze organiche dei Comuni; i) una consistente fetta del demanio dello Stato diventa demanio della Regione. La nostra richiesta (vedi articolo n. 1) è motivata da considerazioni d'ordine storico, culturale, linguistico, geografico, economico, di giustizia. Il popolo veneto ha sempre saputo autogovernarsi in maniera tale da meritarsi il rispetto e l'ammirazione degli altri popoli, sviluppando altresì propri modelli di sviluppo orginali e sicuramente all'avanguardia (pensiamo al famoso modello veneto); in questo momento storico le risorse della nostra Regione rischiano di inaridirsi proprio a causa della continua penalizzazione alla quale sono sottoposte dall'ottuso centralismo dello Stato italiano, da tutta una serie di mancate risposte che lo Stato com'è strutturato non sa e non può dare, dalla stessa vicinanza con due Regioni a Statuto speciale molto più sollecite a tradurre le istanze delle realtà che rappresentano ed a essere loro di concreto aiuto, grazie alle notevoli disponibilità finanziarie regionali. Diciamo basta a un ente regionale ridotto a squallido sportello periferico dello Stato, basta a logiche assurde e provocatorie che incanalano il 90% del bilancio regionale su percorsi obbligati già stabiliti dal Governo centralista (su 7. 300 miliardi di bilancio, la nostra Regione ha libertà di spesa per soli 730 miliardi!). Nel mercato unico dei beni e dei servizi che ci attende in Europa da