Per una EUREGIONE ALTO-ADRIATICA

Per una EUREGIONE ALTO-ADRIATICA REGIONE DEL VENETO SESTA LEGISLATURA CONSIGLIO REGIONALE PROGETTI DI LEGGE - ATTI - DOCUMENTI Venezia 09/11/1999 PROGETTO DI LEGGE N. 569 PROPOSTA DI LEGGE d’iniziativa dei Consiglieri BEGGIATO e altri INIZIATIVE REGIONALI PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO DI UNA “EUROREGIONE ALTO-ADRIATICA” R e l a z i o n e Dopo anni di dibattito, l’UE ha regolamentato, con la Convenzione di Madrid del 1980 (che costituisce il principale documento adottato a livello europeo al riguardo), la collaborazione transfrontaliera, riconoscendo una peculiare attenzione alle aree di confine fra Paesi che, per caratteristiche storiche, etniche, economiche e quant’altro, potessero quasi intendersi come enti in qualche modo omogenei, ancorché appartenenti, sotto il profilo geografico, a Stati diversi. Successivamente, la Risoluzione del Parlamento Europeo del 13 aprile 1984 formulava una proposta di regolamento per la istituzione di Consorzi regionali transfrontalieri (tuttora senza seguito); ancora, in uno studio del 1993, prendeva in esame le cosiddette “aree di studio per l’impatto spaziale transregionale nella CE”, ovvero, una armonizzazione dell’Europa disposta sulla base degli aspetti comuni a Paesi confinanti, quali l’evoluzione storico-culturale, la contiguità degli interessi economici, e altri fattori; infine, il 9 novembre 1995 veniva varato il Protocollo addizionale alla Convenzione di Madrid). Per quanto concerne l’Italia, essa ha ratificato la Convenzione di Madrid nel 1984, dando successivamente vita a specifici accordi economici tra aree transfrontaliere con Stati diversi (ricordiamo, per quanto concerne il territorio nazionale, quelli tra Italia e Svizzera, e tra Italia e Austria del 1993). Tali, innovativi rapporti tra regioni di Paesi diversi, accomunate da analoghe problematiche e necessità, hanno dato risultati importanti, seppur limitati dalla normativa, per certi versi restrittiva, che governa la cooperazione transfrontaliera; la positività di tali risultati ha fatto così da stimolo per l’allargamento, in certo qual modo, dell’esperienza delle aree a cooperazione transfrontaliera a regioni più vaste, fino a determinare il concetto di Euroregione. Sono molte le aree d’Europa dove ha già preso piede la consapevolezza che è su questa direttrice che si può verosimilmente costruire il futuro dell’Europa e dei popoli che la compongono. Alcune realtà territoriali sono già divenute Euroregione. Penso all’Euregio Rhein-Waal, che aggrega territori olandesi e tedeschi; o all’Euregio Egrensis, tra città ceche dei Sudeti e città tedesche dell’Alta Franconia e del Palatinato; così come tra parte di Piemonte, Liguria e Provence Alpes Cote d’Azur si parla di Euroregione Alpi del Mare; grande fermento c’è inoltre nelle aree trentino-tirolesi per la formazione di una Euroregione; Alsazia, Sud Baden e alcuni cantoni svizzeri mostrano analoga propensione; Lombardia e Ticino intendono dar vita alla Regio Insubrica; tesa alla scoperta dello strumento Euroregione si mostra l’Istria, dove la Dieta Democratica istriana ha emanato una dichiarazione di Euroregione Istria; nella stessa direzione vi sono molte spinte provenienti dal Friuli Venezia Giulia. Per venire alla regione Veneto, essa è già stata promotrice nel 1995 di un Progetto di Euroregione Alto-Adriatica, che, sulla spinta di Alpe Adria, si proponesse come vasto coagulo di popoli aventi medesima base storica e medesime prospettive di interazione economica. Sembra infatti perfino superfluo, anche nella prospettiva d