Italia, Austria, Cina e Giappone

Il plebiscito di annessione del Veneto e del Friuli al Regno d’Italia (21 e 22 ottobre 1866) viene presentato, da quei pochi che ne parlano, come un momento dove  "tutto si svolse con mirabile ordine e fra universali manifestazioni di gioia". Fortunatamente in questi ultimi anni ci sono stati diversi studi che ci dimostrano che non è andata così; ricordo che ancora il 23/11/1997 sul Corriere della Sera Indro Montanelli parlava di “plebisciti-burletta”… Mi è capitato in mano un documento che ritengo estremamente interessante; ecco quanto scrive Quintino Sella, all’epoca commissario del re per il Friuli e in seguito per tre volte ministro delle finanze del Regno,  al barone Ricasoli presidente del Consiglio dei Ministri: “Udine, 11 ottobre 1866 Signor Barone. Già le feci sapere come la notizia della pace sia stata dapprima accolta con freddezza in Udine e dintorni. Ciò è dovuto anzitutto alla riserbatezza di carattere che regna alla sinistra del Tagliamento e poscia ad una diffidenza intorno ai confini che dopo l’armistizio io non ero  riuscito a cancellare. Indi non vi era la più piccola traccia di manifestazione, come se si fosse trattato di una pace fra la China ed il Giappone. Questa freddezza mi inquietava, giacchè mi dava ragion di temere che il plebiscito riuscisse svogliato e poco frequentato…” <