1896: nasce il Comitato Veneto per il decentramento e le autonomie

1896: nasce il Comitato Veneto per il decentramento e le autonomie Pierluigi Mozzetti, chi è costui? Immagino che ben pochi sapranno rispondere ad una domanda, per la verità, un pò singolare. Emilio Franzina nel suo "La transizione dolce" ne parla come di un "pubblicista minore". Mozzetti scrive nella "Gazzetta di Treviso" e nel novembre del 1894 ha l'ardore di domandare ai Veneti "Di fronte al movimento che si solleva nelle altre Regioni d'Italia fino a quando voi dormirete?" Dopo pochi mesi, e precisamente nel marzo 1895, nella vicina Lombardia nasce il "Comitato lombardo pel decentramento e le autonomie": questo dà un'ulteriore spinta al Mozzetti che l'anno successivo (1896) stampa "Il programma del comitato veneto per il decentramento e le autonomie". Il progetto dedica, accanto al ruolo dei comuni e delle province, ampio spazio al dibattito in corso sulla necessità di istituire la Regione come "unione di molte province per tradizioni, interessi, posizione affini". Già, ma il concetto di Regione è "il tremendo spauracchio dei moderni bigotti dell'unità nazionale, i quali arricciano il naso al solo sentirla, quasicchè il concetto che essa esprime non esistesse diggià ab antiquo, in genito nell'istessa costituzione fisica dell'Italia, e quasicchè il constatare amministrativamente le differenze, gli squilibri che distinguono in suddivisioni la nostra penisola corrispondesse addirittura a richiamare l'odiato straniero". E allora invece di Regione c'è chi tenta di far passare compartimento, sul modello del francese departement. E su questo Mozzetti insorge: "Noi Veneti non dobbiamo nè possiamo intanto adattarci a subire una parola, che può forse non sembrare del tutto impura dove fiorì la repubblica cisalpina, ma che non ha corrispondenza alcuna nè nella convenienza nè nell'essenza delle cose, nè nella convenienza dei fatti........ Quale parte d'Italia può vantare nè suoi fasti la gloriosa ed immacolata Storia della nostra Serenissima di S. Marco? E' risalendo a quelle invidiate, ma giammai emulate memorie, che si