Pellestrina sabato 22 presentazione “Lissa l’ultima vittoria della Serenissima”

sabato 22 settembre alle ore 17.30 Pellestrina, presso la sede dell'Associazione Il Murazzo (sestiere Scarpa n° 913, fermata scuola media, zona S. Antonio) presentazione del libro "Lissa, l'ultima vittoria della Serenissima (20 luglio 1866) " - saluto del Presidente di Municipalità, Giorgio Vianello; - presenta Otello Vianello, Presidente dell'Associazione Il Murazzo, che leggerà note storiche di Ugo Scarpa su “Vinzens Vianello, detto Grattòn, eroe di Lissa”; - interviene Edoardo Rubini, dell’Associazione Europa Veneta; - conclude Ettore Beggiato, autore del libro. La battaglia navale di Lissa si combatté il 20 luglio 1866 nel Mar Adriatico. Fu il fatto d’arme conclusivo della guerra dichiarata dal Regno di Prussia (alleato al Regno d’Italia) il 16 giugno 1866 all’Impero Asburgico, per strappare all’Austria una serie di territori. L’Italia ambiva al Triveneto. Il 3 luglio i Prussiani ottennero una vittoria decisiva a Sadowa, mentre il Regno d’Italia subì ben due cocenti sconfitte, una per terra (Custoza, il 24 giugno) e la seconda per mare vicino all’isola di Lissa, appunto. Umiliati sul campo, i Savoia (esclusi dal tavolo della pace) si comportarono da vincitori, grazie alla mediazione di Napoleone III. Il 19 ottobre 1866 i plenipotenziari francesi firmarono ad emissari italiani la cessione di Veneto e Friuli, in una comoda stanza dell’albergo Europa, sul Canal Grande. Le antiche Terre di San Marco furono così annesse al Regno d’Italia senza sostegno popolare; non ci fu, infatti, alcuna defezione dei militari veneti tra le fila austriache (che combatterono invece con valore), né sollevazioni urbane o contadine in appoggio alla campagna militare intrapresa dal governo di Firenze (allora Capitale del Regno). La flotta italiana, pur costituita da navi modernissime, fallì nel piano di sbarco nell’isola di Lissa. L’intrepido comandante Wilhelm von Tegetthoff condusse in combattimento la flotta austro-veneta composta in prevalenza da vecchie navi senza corazza metallica ed in stato d’inferiorità numerica. Essa però ereditava la gloriosa tradizione marinaresca della Serenissima. La flotta austro-veneta non contò perdite tra le unità navali, mentre l’ammiraglia italiana “Re d’Italia” fu speronata e colò a picco, distrutta come la Palestro, esplosa. L’ammiraglio asburgico commentò così i fatti: “uomini di ferro su navi di legno hanno sconfitto uomini di legno su navi di ferro”. Chi erano questi “uomini di ferro” protagonisti di una tale vittoria? Gli equipaggi austro-veneti erano gente dell’Adriatico: Veneti, Giuliani, Istriani, Dalmati, anche dall’area slovena, croata e austriaca (Tegetthof era di Maribor, oggi Slovenia). Gli equipaggi italiani, invece, erano composti in sostanza dalla confluenza delle marinerie genovese e napoletana. Pochi sanno che nell’Imperial Regia Veneta Marina militavano naviganti di Venezia, Malamocco, Burano, Chioggia e Pellestrina, che furono tra i